venerdì 9 novembre 2012
La Mia Biblioteca: GIRALANGOLO/ L'isola di Bestierare
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La Mia Biblioteca: GIRALANGOLO/ IL LIBRO MATTO
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venerdì 2 novembre 2012
NOTA CRITICA DI DANTE MAFFIA
Giovanni Pistoia
Il
mare a primavera-racconti dal web
Photocity Edizioni, Settembre 2012
La
Nota Critica che segue è a firma di Dante MAFFIA:
«Giovanni Pistoia è una continua
sorpresa e questa volta direi sbalorditiva, come spesso accade quando si scrive
giocando, liberi da progetti rigidi e da qualsiasi intenzione di organizzare a
priori un libro.
Questi racconti sembrano essere nati a
tratti dalla penna di Jean-Jaques Rousseau al tempo delle Passeggiate di un uomo solitario e a tratti dai capricci
terzapaginisti di un Bacchelli o di un Baldini. Nitore espressivo, chiarezza
sostanziata da uno sguardo senza interferenze, partecipato candore che sa
svelare i reconditi palpiti delle “scoperte” dell’infanzia e sa dosare i
particolari con lo stupore di chi si apre alla vita meravigliandosi di ogni
accadimento.
Pistoia, nell’Introduzione al libro, chiama i suoi scritti “raccontini”,
“considerazioni”, “noterelle” per modestia e facendo un torto a se stesso,
perché queste pagine hanno una forza straordinaria e riescono a portarci dentro
l’incanto primigenio dell’uomo che via via che cresce si appropria della realtà
fuori dalle canonizzazioni.
Si tratta di racconti, di memorie e di
qualche poesia, ma il libro ha una sua dimensione compatta e ci porta all’interno
di un mondo davvero straordinario, a quando il rapporto umano aveva una sua
valenza straordinaria e incideva nei rapporti quotidiani. La scrittura è
limpida e tesa, senza sovrabbondanze, senza le scorciatoie furbesche degli
scrittori consumati. Pistoia scrive con l’anima e ricostruisce un mondo,
un’epoca, con un candore che ha del meraviglioso.
Verrebbe voglia di discutere uno per uno
i racconti e le poche poesie inserite (e mi auguro che i lettori lo facciano),
ma temo di sciupare l’incanto ricevuto soprattutto da quella serie di aforismi
che lo scrittore ha inserito, narrando, come perle che illuminano il resto
delle pagine.
Le formiche, la luna, la fotografia, il
cane randagio, il mare, la barca, il sole, le foglie degli alberi, la carta di
credito, la rosa, la tartaruga, il camino sono alcuni degli elementi che fanno
scaturire i racconti e Pistoia lo fa con naturalezza, senza mai caricare le
tinte, senza preoccuparsi di abbellire o trasformare in letteratura l’impatto.
A lui preme far conoscere la vita così com’è e ci riesce, perché ci fa entrare
nella sua infanzia fresca di aromi e priva di
sovrastrutture.
Pagine così autentiche è difficile
trovarne oggi che si tende a ubriacare i lettori con farse impomatate e
avvelenate dalle mode e perciò va dato atto all’Autore di avere creato un vero
gioiello narrativo capace di rievocare e di fotografare un mondo perduto, ma
soprattutto capace di instaurare silenziosamente una equazione tra ieri e oggi,
ovviamente senza fustigare niente e nessuno, servendosi semplicemente dell’atto
gratuito della poesia».
Roma, ottobre 2012
Dante
Maffìa
Giovanni
Pistoia
IL MARE A
PRIMAVERA
racconti
dal web
Photocity
Edizioni settembre 2012
Un invito
a visitare la Pagina:
SI RINGRAZIA
PER LA CORTESE ATTENZIONE
venerdì 26 ottobre 2012
martedì 23 ottobre 2012
La Rosa nel bicchiere: TARSIA/ LE RISERVE E L’EDUCAZIONE AMBIENTALE
La Rosa nel bicchiere: TARSIA/ LE RISERVE E L’EDUCAZIONE AMBIENTALE: CONVEGNO LE RISERVE E L’EDUCAZIONE AMBIENTALE TARSIA 30 OTTOBRE 2012 Amici della Terra Italia/Ente gestore delle R...
La Rosa nel bicchiere: ROSETO CAPO SPULICO PER DANTE MAFFIA
La Rosa nel bicchiere: ROSETO CAPO SPULICO PER DANTE MAFFIA: Originale Comune di Roseto Capo Spulico (Provincia di Cosenza ) _____________ VERBALE DI D...
sabato 20 ottobre 2012
MILANO NON ESISTE di Giuseppe Limone
MILANO NON ESISTE
di Giuseppe Limone
a Dante Maffia
Salirono,
Dante, dal Sud,
a metà del secolo breve, uomini scuri.
Portavano sudori e ricordi
come carte vetrate sul cuore.
Salirono come tizzoni
su andirivieni di treni
per dar pane alla speranza
e radi varchi di luce alle dita
che coprivano il volto per la fame.
Salivano
come bestiame in cerca di pascoli
che lasciano mari caldi e cieli feriti.
Ruzzolarono da sud a nord
nudi uomini in fila,
italiani emigrati in Italia,
lungo uno stivale troppo lungo che pur era comune.
a metà del secolo breve, uomini scuri.
Portavano sudori e ricordi
come carte vetrate sul cuore.
Salirono come tizzoni
su andirivieni di treni
per dar pane alla speranza
e radi varchi di luce alle dita
che coprivano il volto per la fame.
Salivano
come bestiame in cerca di pascoli
che lasciano mari caldi e cieli feriti.
Ruzzolarono da sud a nord
nudi uomini in fila,
italiani emigrati in Italia,
lungo uno stivale troppo lungo che pur era comune.
Sapevano
che la fame non può attendere,
che la vita non ha rivincite,
che il caldo degli affetti brucia
e che le radici non si lasciano sui treni.
Gli avevano detto
che anche al Nord le stelle tremano di notte
se qualcuno le guarda
e che la patria è una sola.
che la fame non può attendere,
che la vita non ha rivincite,
che il caldo degli affetti brucia
e che le radici non si lasciano sui treni.
Gli avevano detto
che anche al Nord le stelle tremano di notte
se qualcuno le guarda
e che la patria è una sola.
Scoprirono
che si può lavorare senza vivere,
che la nebbia ti può sedere dentro,
che si può essere attaccati a una macina
come muli bendati
e che si può imparare a star zitti
perché si è persa l’anima.
che si può lavorare senza vivere,
che la nebbia ti può sedere dentro,
che si può essere attaccati a una macina
come muli bendati
e che si può imparare a star zitti
perché si è persa l’anima.
Trovarono
un odore marcio di strade
e cieli troppo stretti
in cui si accorciava il cuore.
Ma non persero la fede
nella lungimiranza dei semi
perché è un vizio irresistibile la speranza.
un odore marcio di strade
e cieli troppo stretti
in cui si accorciava il cuore.
Ma non persero la fede
nella lungimiranza dei semi
perché è un vizio irresistibile la speranza.
Disfecero
le proprie in altre vite
aprendo solchi a donne e a bambini e a tempi nuovi.
Amarono
l’aquilone che nel vento va a sud
e non rinunciarono mai al filo che lo tiene
e seminarono daccapo l’idea d’una patria.
le proprie in altre vite
aprendo solchi a donne e a bambini e a tempi nuovi.
Amarono
l’aquilone che nel vento va a sud
e non rinunciarono mai al filo che lo tiene
e seminarono daccapo l’idea d’una patria.
E
il miracolo fu,
come in un nuovo fiat della nazione.
Ma Milano non esiste, Maffia, e nessun Nord può esistere
se una terra dimentica il sangue
di chi portò altra terra ai suoi raccolti
sciorinando i propri sogni in volute di fumo e smog.
come in un nuovo fiat della nazione.
Ma Milano non esiste, Maffia, e nessun Nord può esistere
se una terra dimentica il sangue
di chi portò altra terra ai suoi raccolti
sciorinando i propri sogni in volute di fumo e smog.
Milano
non esiste
se una terra perde memoria e si fa segreteria d’un’officina.
se una terra perde memoria e si fa segreteria d’un’officina.
Milano
non esiste
se uno stivale si spezza
per aver scordato il corpo
che gli dava vita. Piccoli uomini
salirono in nome dei figli,
ridiscesero alla fine
in nome dei padri. Lasciavano
ricchezze, discendenti e memorie
nelle stive della nazione e la speranza
di aver dato una patria al perdono.
se uno stivale si spezza
per aver scordato il corpo
che gli dava vita. Piccoli uomini
salirono in nome dei figli,
ridiscesero alla fine
in nome dei padri. Lasciavano
ricchezze, discendenti e memorie
nelle stive della nazione e la speranza
di aver dato una patria al perdono.
Qui
in Calabria
il tuo anziano uomo senza nome
attende ancora
ogni giorno alla piccola stazione
che torni la sua Letizia coi figli, che torni col treno
che portò lui giovane al Nord
spogliandolo di lui. Quell’uomo, Dante,
è tutti noi, ha un buco nell’anima
e non sa di essere immortale.
il tuo anziano uomo senza nome
attende ancora
ogni giorno alla piccola stazione
che torni la sua Letizia coi figli, che torni col treno
che portò lui giovane al Nord
spogliandolo di lui. Quell’uomo, Dante,
è tutti noi, ha un buco nell’anima
e non sa di essere immortale.
Egli
attende
i suoi semi lontani
in cui si trapiantò spezzato,
perché un uomo non ha patria
se i figli persero le viscere dei padri
e perché un popolo non ha più storia
se trancia la radice.
i suoi semi lontani
in cui si trapiantò spezzato,
perché un uomo non ha patria
se i figli persero le viscere dei padri
e perché un popolo non ha più storia
se trancia la radice.
Qui
il tuo uomo
attende, Maffia, in Calabria
i volti che gli mancano per sempre
in un’attesa di treni senza treni.
Perché il dolore è come la patria: grida come un sol uomo.
attende, Maffia, in Calabria
i volti che gli mancano per sempre
in un’attesa di treni senza treni.
Perché il dolore è come la patria: grida come un sol uomo.
Supplica
l’orizzonte, in attesa del vento, del suo varco
improvviso, perché sempre
è un avanzo di bandiera il cuore mentre resta
a occhi aperti
nell’inguaribile sogno dell’abbraccio
che sa dell’ultima volta e della prima
nell’incrociarsi di speranze fra i ritorni, come dita,
di chi, nonostante il vivere, è puro.
l’orizzonte, in attesa del vento, del suo varco
improvviso, perché sempre
è un avanzo di bandiera il cuore mentre resta
a occhi aperti
nell’inguaribile sogno dell’abbraccio
che sa dell’ultima volta e della prima
nell’incrociarsi di speranze fra i ritorni, come dita,
di chi, nonostante il vivere, è puro.
Napoli, 20/11/2010
Giuseppe Limone
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venerdì 5 ottobre 2012
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