sabato 17 agosto 2019

Adolescenti e razzismo di Giovanni Pistoia





«La lotta contro il razzismo deve essere un riflesso quotidiano. Non bisogna mai abbassare la guardia. Bisogna cominciare con il dare l’esempio e fare attenzione alle parole che si usano. Le parole sono pericolose. Certe vengono usate per ferire e umiliare, per alimentare la diffidenza e persino l’odio. Di altre viene distorto profondamente il significato per sostenere intenzioni di gerarchia e di discriminazione. Altre sono belle e allegre. Bisogna rinunciare alle idee preconcette, a certi modi di dire e proverbi che vanno nel senso della generalizzazione e per conseguenza del razzismo. Bisognerà riuscire ad eliminare dal tuo vocabolario le espressioni che portano a idee false e pericolose. La lotta contro il razzismo comincia con un lavoro sul linguaggio. Questa lotta d’altra parte richiede volontà, perseveranza ed immaginazione. Non basta più indignarsi di fronte a un discorso o a un comportamento razzista. Bisogna anche agire, non dare spazio a una deriva di carattere razzista. Non dire mai “non è poi così grave!”. Se uno lascia correre e lascia dire, permette al razzismo di prosperare e di svilupparsi anche tra le persone che avrebbero potuto facilmente evitare di abbandonarsi a quel flagello. Se non si reagisce, e non si agisce, si rende il razzismo banale e arrogante. Sappi che ci sono le leggi che puniscono l’incitamento all’odio razziale. Sappi anche che ci sono associazioni e movimenti che lottano contro tutte le forme di razzismo e che fanno un lavoro formidabile. Quando tornerai a scuola guarda bene tutti i tuoi compagni e noterai che sono tutti diversi tra loro, e questa differenza è una bella cosa. È una buona occasione per l’umanità. Quegli scolari vengono da orizzonti diversi, sono capaci di darti cose che non hai, come tu puoi dargli qualcosa che loro non conoscono. Il miscuglio è un arricchimento reciproco.
Sappi infine che ogni faccia è un miracolo. È unica. Non potrai mai trovare due facce assolutamente identiche. Non hanno importanza bellezza o bruttezza: sono cose relative. Ogni faccia è simbolo della vita, e ogni vita merita rispetto. Nessuno ha diritto di umiliare un’altra persona. Ciascuno ha diritto alla sua dignità. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita in tutto ciò che ha di bello, di meraviglioso, di diverso e di inatteso. Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità.»

Il brano è tratto, come molti lettori avranno già inteso, dal libro Il razzismo spiegato a mia figlia di Tahar Ben Jelloun. Un testo di enorme successo apparso nel 1998 e successivamente riedito numerose volte. La copia che ho tra le mani è pubblicata da Bompiani nel 2009, la traduzione è di Egi Volterrani. Una nuova edizione ampliata è ora in commercio edita da La nave di Teseo aggiornata con «1998-2018. Il razzismo è in buona salute». Questa aggiunta è drammatica perché prende atto della estrema attualità del tema.

Più volte mi sono imbattuto negli anni con questo dialogo, spesso utilizzato per incontri con genitori, insegnanti, studenti. Il libro, lo ricordo appena, è il tentativo da parte di un padre di spiegare alla figlia cosa sia il razzismo, da dove nasce, e come si può prevenire e combattere. Un dialogo pacato, sereno; un linguaggio sobrio, scorrevole, essenziale. L’autore ha sottoposto il suo lavoro a continue riscritture e verifiche; ha sempre utilizzato parole misurate. Consapevole della delicatezza e complessità dell’argomento, ha cercato di esprimersi con un linguaggio semplice, accessibile, e mai banale; si è soffermato sui concetti, anche quelli più spigolosi, con animo sincero. Ha evitato discorsi retorici, lezioni melense.

Il testo è rivolto essenzialmente ai giovani, ma è anche uno strumento utile per genitori e educatori. L’autore era e rimane convinto che la comprensione del razzismo e la sua lotta deve cominciare con l’educazione. «Non si nasce razzista, si diventa. C’è una buona e una cattiva educazione. Tutto dipende da chi educa, sia nella scuola come a casa.» In questo campo, nel campo dell’educazione intendo, considerato gli esiti raggiunti, e la recrudescenza del fenomeno in più parti del mondo, non esclusa l’Italia, evidentemente non si è fatto molto. Il mondo della scuola dovrà pur chiedersi perché proprio tanti giovani adulti, che hanno lasciato i banchi e le aule da poco, manifestano atteggiamenti razzistici in più occasioni, e perché tanti giovanissimi che ancora frequentano le scuole dell’obbligo e le superiori si lasciano attrarre dalle sirene nefaste dell’odio verso chi si ritiene un diverso. «La scuola -afferma ancora l’autore- è fatta apposta per questo, per insegnare ai ragazzi che gli uomini nascono e rimangono uguali nei loro diritti pur essendo diversi, per insegnare che la diversità tra gli uomini è una ricchezza, non un handicap.»

L’odio è contagioso, lo sappiamo. Non risparmia nessuno. Anche chi odia prima o poi ne rimane vittima. Cosa fare? Riprendere a dialogare, spiegare, ragionare e, soprattutto, ascoltare. Spesso il razzismo è il risultato di un disagio profondo, il frutto dell’ignoranza più bieca. Non c’è altra strada se non affidarsi all’uso attento, intelligente, della parola che apre la mente, non quella che ferisce, umilia, uccide. E ricordando a tutti noi che gli altri, in fondo, siamo noi. E che non siamo superiori ad altri, così come altri non sono superiori a noi. E se sconosciuti possono farci paura, noi siamo sconosciuti ad altri, e destare, a nostra volta, paura. Noi italiani, forse, non abbiamo fatto i conti in maniera seria e duratura con quelle infami Leggi razziali che, purtroppo, il nostro paese ha partorito, per colpa di pochi, nel silenzio di molti.

martedì 8 gennaio 2019

Premio Internazionale di Poesia «Roberto Farina» - XVII Edizione


                               FONDAZIONE «ROBERTO FARINA» Onlus

                              Premio Internazionale di Poesia «Roberto Farina»
                                                        XVII Edizione

                          Contrada Foretano – 87070  MONTEGIORDANO MARINA
                                                www.fondazionerobertofarina.it
                                        premiodipoesia@fondazionerobertofarina.com


1.      Il Premio è destinato a volumi di poesia di Autori italiani o di Autori stranieri (tradotti in italiano) editi tra il primo di Gennaio 2016 e il 31 Marzo 2019.

2.      Le opere, da inviare direttamente ai componenti della Giuria, di cui si fornisce l’indirizzo, dovranno pervenire entro il 30 Aprile 2019 con la dicitura scritta sul plico o su un foglio: «Partecipa al Premio Farina». Una copia va inviata anche al Dott. Antonio Farina, Contrada Foretano, 6 – 87070 Montegiordano Marina (Cosenza). I libri inviati non potranno per nessuna ragione essere richiesti indietro.

3.Il vincitore riceverà la somma di euro 2.000 (Duemila) e una targa artistica oltre all’ospitalità. Non sono ammesse deleghe. L’eventuale assenza del vincitore alla cerimonia di premiazione, che si terrà il 1° Giugno 2019 a Roseto Capo Spulico, nell’Alto Jonio Cosentino, avrà il significato di rinuncia al Premio.
La Giuria – il cui giudizio è insindacabile - si riserva si segnalare alcuni poeti con una targa artistica.

Il Presidente della Giuria e il Dott. Antonio Farina, Presidente della Fondazione, assegneranno una targa artistica a una personalità illustre nel campo della scienza, dello sport, della politica, della cultura o delle attività ricreative.

GIURIA

Dante Maffia, scrittore (Presidente)
Via Adolfo Ravà, 76 – 00142 ROMA

Carmine Chiodo, storico della Letteratura Italiana
Via della Marranella, 129 – 00176 ROMA

Gennaro Mercogliano, saggista
Contrada Amica, 370 – 87067 ROSSANO STAZIONE (CS)

Eugenio Nastasi, poeta
Viale S. Angelo, 33 – 87067 ROSSANO SCALO (CS)

Marco Onofrio, scrittore
Via Taranto, 184
00182 ROMA


Luigi Reina, storico della Letteratura Italiana
C.so Vittorio Emanuele, 14 – 84123 SALERNO


Il Premio è arricchito anche dalle Sezioni: “Angelo Lippo”, il cui vincitore riceverà un’opera d’arte, dono della famiglia, e una targa artistica;  “Pasquale Basile”, il cui vincitore riceverà dalle mani dell’artista una scultura e una targa artistica, e “Vincenzo De Palo”, il cui vincitore riceverà un’opera d’arte, dono di Dante Maffia, e una targa artistica.


 I vincitori delle precedenti Edizioni

2003 - Alberto Bevilacqua
2004 - Antonio Riccardi
2005 - Luciano Luisi
2006 - Giuseppina Amodei
2007 - Maria Luisa Spaziani
2008 - Mario Specchio
2009 - Dacia Maraini
2010 - Sergio Zavoli
2011 - Marco Onofrio
2012 - Davide Rondoni
2013 - Bianca Maria Frabotta
2014 - Antonella Antonelli e Ilaria Drago (ex-aequo).
2015 - Fabrizio Dall’Aglio e Bruno Galluccio (ex-aequo).
2016 – Antonella Radogna
2017 – Laura Garavaglia
2018 – Valeriu Stancu (Romania)








lunedì 26 novembre 2018

Quando raccolsi la luna di Giovanni Pistoia


INFORMAZIONI EDITORIALI

Titolo: Quando raccolsi la luna
Autore: Giovanni Pistoia
Data di uscita: 2018
Pagine: 130
Copertina: morbida
Editore: Youcanprint
ISBN: 9788827858189

In copertina:

Emozioni d’ottobre (particolare), 2015
Olio su tavola -Tecnica mista
Autore: Rocco REGINA
Foto: Francesco ARONNE



«Ogni uomo è il suo racconto, fosse anche solo quello che fa a sé stesso, un granello di polvere della storia.»

Non è un caso che si cita il neurobiologo Lamberto Maffei nel libro “Quando raccolsi la luna”; non è un caso perché il testo è soprattutto la confessione dell’autore a se stesso, un parlare ad alta voce al proprio cuore e alla propria coscienza. Un raccontarsi che trae origine dallo sguardo dei comportamenti umani, dal confrontarsi con i pensieri che, robusti o effimeri, incrociano il viatico quotidiano dell’autore. La raccolta è divisa in due sezioni, versi e prosa, ma siano versi o prosa è la parola che occupa un posto decisivo nel lavoro e sembra che l’autore faccia proprio il pensiero di Flaiano: la parola ferisce, convince, placa. La raccolta ha come sottotitolo “parole naufraghe”; parole che sembravano disperse nella memoria e che vengono recuperate restituendo profumi e ambienti che parevano persi. Ma soprattutto “parole naufraghe” sono quelle tante parole che si stanno perdendo rendendo l’uomo sempre più povero di pensiero e ragionamento; un uomo sempre più depauperato di sentimenti e emozioni.




venerdì 2 novembre 2018

[Giovanni Pistoia, Giornali Uomini Tempi, Youcanprint 2018


[Giovanni Pistoia, Giornali Uomini Tempi, Youcanprint 2018]

Il testo ricostruisce le vicende di un giornale calabrese, Il Popolano, e, in particolare, della sua chiusura, a seguito delle leggi sul controllo della stampa durante il regime. Il periodico ebbe una lunga vita, dal 1882 e fino al 1930, anno della sua soppressione. Ma non fu mai un giornale d’opposizione: fu sempre amico del fascismo e il suo direttore, Francesco Dragosei, si vantò continuamente di essersi iscritto al partito sin dalle prime ore.
Il suo comportamento, a un certo punto, non fu più considerato ortodosso dal potere, e la sua “creatura” cessò le pubblicazioni.

Invocò, anche umiliandosi oltre ogni misura, la riapertura del suo giornale senza rendersi conto che i giornalisti dovevano godere della piena fiducia del prefetto e delle autorità locali. Era inspiegabile per lui che un periodico, da sempre ligio al fascismo, e con un direttore tra i primi aderenti, potesse essere trattato come una qualunque testata antifascista, o comunque tale da poter danneggiare, in qualche modo, il regime. Non si rendeva conto che una legge restrittiva della libertà di stampa può sempre essere invocata e applicata da chi detiene il potere a salvaguardia del potere stesso. Perché non vi sono mai ragioni serie per chiudere la bocca a un giornale, qualunque sia il regime o il sistema politico imperante. Quando la privazione della libertà tocca gli altri non sembra cosa che possa interessarci; quando ne siamo noi i protagonisti passivi è troppo tardi per reagire.

Nel volume si accenna anche all’esperienza di altro organo di stampa, sempre di Corigliano Calabro, Il Monitore, diretto da Costabile Guidi, anch’egli fascista. Ma anche questo periodico, nel settembre del 1924, a seguito di vari sequestri, fu costretto a chiudere nel febbraio del 1926, e sempre in virtù delle leggi sulla stampa in vigore all’epoca.

Il testo nasce come prefazione con il titolo «Il racconto delle carte» al libro curato da F. Perri, Francesco Dragosei – Amore, primavera, ecc. Divagazioni a zig-zag, GLF, Castrovillari 2016. Qui si ripropone rivisto e ampliato pur mantenendo la struttura originaria. Nel volume è inserita una raccolta di scritti di vari autori che si sono occupati degli argomenti trattati (Aldo Amato, Enzo Viteritti, Francesco A. Arena, Giovanni Romio, Giuseppe Fino, Italo Dragosei, Mimmo Longo).

INFORMAZIONI EDITORIALI:

Titolo: Giornali Uomini Tempi
Autore: Giovanni Pistoia
Data di uscita:2018
Pagine: 178
Copertina morbida
Editore: Youcanprint
ISBN: 9788827843130
Foto di copertina: Giovanni Ursino


Il volume è distribuito da varie Librerie on line. Qui se ne segnalano alcune:





https://www.mondadoristore.it/Giornali-uomini-tempi-Giovanni-Pistoia/eai978882784313/