domenica 17 gennaio 2021

E continuiamo a chiederci: «Chi sono io?» di Giovanni Pistoia

 



Come è noto, Gianni Rodari morì nell’aprile del 1980. Morte improvvisa che lasciò orfani molti lettori e costrinse, in un certo modo, critici e studiosi vari a interessarsi con più accuratezza della sua opera. Era inevitabile: bisognava fare i conti con la sua vasta produzione. Rodari aveva scritto tanto su giornali e riviste, pezzi per lo più poco noti affidati alla stampa quotidiana che, come si sa, proprio perché quotidiana ha breve vita. E così da parte di alcuni studiosi si avviò una serie di pubblicazioni postume, soprattutto di testi tolti dalla polvere di riviste e quotidiani, oppure proposti a distanza di anni dalla loro prima pubblicazione, con scrupolose note critiche. Tra i maggiori esperti, che avvertirono l’esigenza di far conoscere di più Rodari e di sottoporre tutta la sua opera a una valutazione analitica, perché lo scrittore avesse il giusto rilievo nella letteratura, e non solo di quella dell’infanzia e dell’adolescenza, si segnalarono subito Marcello Argille e Carmine De Luca. Furono coloro che più di altri negli anni Ottanta e Novanta curarono libri di Rodari che contribuirono, in maniera decisiva, alla conoscenza approfondita della sua opera.

 Già nel 1981, per conto degli editori Riuniti, uscì il volume «Piccoli vagabondi», con commenti e note critiche di Lucio Lombardo Radice e Marcello Argilli. Negli anni successivi il testo avrà altre edizioni. Sempre nello stesso anno, e sempre per conto degli Editori Riuniti, si pubblicò «Esercizi della fantasia», a cura di Filippo Nibbi con preazione di Tullio De Mauro. Sarà ristampato ancora nel 2006 e nel 2016 da Einaudi, con prefazione di Mario Di Rienzo. Sempre nel 1981, Marcello Argilli, avvalendosi delle illustrazioni di Emanuele Luzzati, e per conto degli Editori Riuniti, curò la pubblicazione di «Filastrocche lunghe e corte»; altre edizioni negli anni successivi. A cura di Argilli, illustrazioni di Luzzati, uscì «Atalanta», sempre Editori Riuniti; altre edizioni negli anni successivi. Nel 1982 è Carmine De Luca che curò il volume «Il cane di Magonza», con prefazione di De Mauro. Il testo avrà altra edizione nel 2017 per conto di Einaudi con prefazione di Di Rienzo. Negli anni a seguire appariranno altri volumi postumi.

 Nel 1987, per gli Editori Riuniti, Carmine De Luca curò il volume «Chi sono io? I primi giochi di fantasia». Il volumetto sarà illustrato da Rosalba Catamo. Rivedrà la luce nel 2015 per conto di Einaudi. È una raccolta di scritti non tutti noti: filastrocche, racconti brevi, poesie. Hanno grandi capacità di sintesi e idonei per dare spazio alla fantasia. Un invito alla invenzione, alla creatività, a giocare con le parole. Non a caso il lavoro ha trovato grande accoglienza tra gli insegnanti, che lo hanno utilizzato, e lo fanno ancora, come sussidio didattico. Le varie storie sono invitanti per fare insieme, maestri e scolari, percorsi operativi affascinanti. Gli allievi possono esercitarsi a proseguire e sviluppare ulteriormente le storie, i racconti, le avventure, sull’esempio di quanto scritto da Rodari, scritti che si presentano, quindi, aperti a ogni finale. I testi con i quali De Luca costruisce questo libro erano apparsi decenni prima. De Luca sapeva fin troppo bene come recuperare perle, che lo scrittore di Omegna aveva sparso nel corso degli anni un po’ ovunque. Aspettavano solo di essere pescate e adeguatamente e intelligentemente illustrate.

 Quali sono gli scritti che Carmine De Luca ha ritenuto opportuno inserire in questo volume per comporre un libro di piacevole lettura e, nello stesso tempo, per dare alla scuola uno strumento utile per far giocare i bambini, i quali, incuriositi, possono essere i protagonisti di nuovi e più sorprendenti primi giochi di fantasia?

I testi Una casa tanto piccola, Storia dello zio Barba, La pianta delle pantofole, Il naso della festa, Il campanello per i ladri, Passatempi nella giungla, La casa del sig. Venceslao, Un battello capriccioso, La pianta Paolino, L’omino dei sogni: tutti apparsi nel lontano 1949 nella edizione milanese de «l’Unità». La casa di sor Zucchina, Un millepiedi dal calzolaio, Storia del pesce-martello, appaiono negli anni Cinquanta; La malattia di Tino e Pinocchio il furbo, negli anni Settanta, Ciao Miao e Parole nuove, nel 1981; Filastrocca dell’A B C è contenuta nel libro curato nel 1984 da Marcello Argilli «Il libro dei perché», pubblicato dagli Editori Riuniti.

 L’omino dei sogni è uno dei raccontini presenti nel volumetto «Chi sono Io?». Ecco il testo di Rodari:

 ***

 Mentre io dormo, c’è un omino piccolo piccolo che viene sul mio cuscino e mi dice: «Ma guarda! Stai volando attaccato ad un ombrello».

Io gli credo subito e passo in mezzo alle nuvole tiepide e bagnate, vedo in basso ai miei piedi i laghi e i fiumi, salto da una collina a un’altra. Poi l’omino mi dice: «Mettiti in salvo, ecco i briganti». Ed io davvero vedo i briganti: sono due, con la maschera sugli occhi, mi vogliono sparare con il trombone. Io vorrei fuggire, sono tanto spaventato, ma non riesco a muovere un dito. L’omino si diverte a farmi credere quello che vuole: «Guarda che ti cresce una rosa sulla mano», mi dice, e io vedo davvero una rosa che mi spunta fra l’indice e il medio.

Ogni volta che vado a letto mi dico: «Questa volta non gli voglio credere». Poi, appena chiudo gli occhi, l’omino mi dice: «Guarda una balena». E io subito, credulone, vedo una balena che nuota nel bicchiere d’acqua che ho sul comodino. Succede anche a voi?

 ***

 Ora che i bambini hanno letto il racconto -o è stato loro letto- possono continuare, e rispondere alla domanda di Rodari: «Succede anche a voi?». Scrive il curatore: «Vuoi provare anche tu a raccontare i tuoi sogni? Non importa se sono veri o finti». E in tante scuole elementari i ragazzi hanno risposto con entusiasmo. Di questa storia vi è anche una versione in filastrocca:

 ***

 L’omino dei sogni

che buffo tipetto!

Mentre tu dormi

senza sospetto

ti si mette accanto al letto

e ti sussurra una parola:

«Vola!»

E tu non domandi nemmeno

«con che?»

Uno due tre:

sei nell’arcobaleno,

aggrappato ad un ombrello,

e scivoli bel bello

dal verde al rosso al giallo,

e a cavallo

del blu

scendi giù, giù, giù…

Ecco il mare:

finirai con l’affogare!

Ma l’omino è lì apposta,

all’orecchio ti si accosta,

e ti sussurra: «Presto!

Ecco i banditi! Scappa lesto lesto!»

O cielo, i banditi,

di nero vestiti,

con la maschera sul viso

e un satanico sorriso

tra quei baffoni…

Ti puntano i tromboni

e pum!

fanno pum! pum! pum!

Tu scappi, sei ferito

al naso oppure al dito,

e già ti manca il cuore,

sei preso, che orrore!

Macché!

Non succederà nulla perché

l’omino dei sogni

ti salva con una parola.

Ecco, ti trovi a scuola

e non sai la lezione.

Una nuova emozione!

Eppure l’hai studiata

alla perfezione!

Possibile che già l’abbia scordata?

È colpa dell’ometto

bizzarro e malignetto

che mentre dormi si arrampica

sul tuo letto

e si diverte a farti sognare,

volare, scappare, disperare…

fin che la mamma viene

a scrollarti per bene,

a svegliarti, ch’è tardi…

E tu si svegli, guardi

dappertutto, però

l’omino dei sogni non lo vedi:

forse di giorno sta sotto il comò!

***

 

Anche la filastrocca, per Rodari, era un divertimento attraverso la quale apprendere e imparare giocando. Insomma, una cosa seria. Questa filastrocca, che ha come titolo L’omino dei sogni, è stata varie volte pubblicata; ora è riportata anche nel volume: Gianni Rodari, «Opere», Mondadori 2020, nella collana I Meridiani.

 Ritorniamo ancora al nostro volumetto. Il libro si apre con un brano inedito nel 1987, Chi sono io?  Il curatore ci informa che fu disegnato e scritto da Gianni Rodari già nel 1973. Carmine De Luca lo utilizzerà anche come titolo per il libro, come in un certo senso aveva suggerito un po’ profeticamente Rodari qualche anno prima. Su questa storia e sul suo significato, Rodari aveva, infatti, già commentato nel suo importante «Grammatica della fantasia. Introduzione all’arte di inventare storie», come è ampiamente noto, frutto della sua esperienza con insegnanti e scolari, bibliotecari e operatori culturali, nonché dei suoi molteplici studi e letture. Il libro uscì per la prima volta nel 1973 per conto dell’editore Einaudi. Nel capitoletto intitolato La matematica delle storie, Rodari si sofferma sulla novella del Brutto anatroccolo di Andersen, cioè del cigno capitato per errore in un branco di anatre. E qui, aggiunge: «Un’altra storia da raccontare al bambino, in quest’ordine di idee, è quella che io intitolerei «Il gioco del chi sono io». Un bambino domanda alla madre: - Chi sono io? – Sei mio figlio, - risponde la madre. Alla stessa domanda, persone diverse daranno risposte diverse: «tu sei mio nipote», dirà il nonno; «mio fratello», dirà il fratello; «un pedone», «un ciclista», dirà il vigile; «il mio amico», dirà l’amico… L’esplorazione degli insiemi di cui fa parte è per il bambino un’avventura eccitante. Egli scopre di essere figlio, nipote, fratello, amico, pedone, ciclista, lettore, scolaro, calciatore: scopre, cioè, i suoi molteplici legami col mondo. L’operazione fondamentale che egli compie è di ordine logico. L’emozione ne costituisce un rafforzamento». Alla fine, come il lettore potrà verificare accostandosi a quelle pagine, il bambino Totò scoprirà di essere importante perché è tante cose insieme. Scoprirà di essere anche dormiglione ma non cade nel tranello: «Voglio alzarmi subito per diventare tante cose ancora».

 Carmine non dormì sonni tranquilli sapendo che doveva scoprire, da buon segugio, varie altre delizie di Rodari da divulgare e commentare. Purtroppo anche la sua vita fu breve, morì a cinquantaquattro anni. Lo tradì il cuore.

 

giovannipistoia@libero.it

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