lunedì 29 dicembre 2014

AA.VV. / TRA I VUOTI DELLE COSTOLE / Collana "I Quaderni di Érato"



(IV e-Book, 23 dicembre 2014)
Copyright © 2014 La Presenza di Érato
In copertina: Giovanni Contarini, Creazione di Eva, (1570-1580)

Autori presenti nell’eBook:

Paolo Polvani, Gianfranco Isetta, Patrizia Sardisco, Paolo Ottaviani, Marco G. Maggi, Giovanni Pistoia, Francesco Cagnetta, Luciano Nota, Angela Greco, Michele Rossitti, Giovanni Asmundo, Alessandra Carnovale, Davide Cortese, Cristina Polli, Antonella Taravella, Dante Maffia, Carla De Falco, Alessandro De Santis, Roberto Marzano, Marco Onofrio, Maria Grazia Di Biagio, Cesare Viviani, Lucio Mayoor Tosi, Fabio Lacovara, Abele Longo, Pasquale Vitagliano, Giorgina Busca Gernetti, Leonardo Asso, Federica Galetto, Paolo Ruffilli, Antonella Jacoli, Roberto Taioli, Claudia Brigato, Marco Piliero, Anna Maria Bonfiglio, Maria Antonella D’Agostino, Narda Fattori, Anna Bertini, Giuseppina Amodei, Luigi Paraboschi.


Scelta peculiare, quella di cantare il corpo con questo quarto e-book de La Presenza di Érato. Peculiare e quasi distonica, perché viviamo un’era in cui ogni cosa tende ad essere digitalizzata e smaterializzata. Ci avviamo verso un mondo sempre più incorporeo e di interconnessioni immateriali. È forse proprio per questo motivo che abbiamo bisogno di riscoprire, quando ce ne allontaniamo, il sacramento della materialità, il quasi sacramento del reale: transustanziazione profana in cui il pensiero divenga corpo. Una delle filosofie più profonde e antiche del mondo, il cristianesimo, comprese tempo addietro quanto il connubio tra queste due componenti fosse essenziale. La lirica di ogni tempo e di ogni luogo ha cantato i sentimenti, certo, ma anche la fisicità, le forme, i corpi. (dalla prefazione di Maria Grazia Trivigno).

L’eBook (formato pdf) è distribuito gratuitamente, chi desidera leggerlo e salvarlo può cliccare sul link appresso indicato:





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GRAZIE DELL’ATTENZIONE


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venerdì 19 dicembre 2014

Vito Teti Blog: Mettersi in viaggio

Vito Teti Blog: Mettersi in viaggio: Dov’è finita l’antropologia? ViaPo lo ha chiesto a Vito Teti di MARIATERESA GALATI Prof. Teti, dal suo punto di osservazione, ...

sabato 15 novembre 2014

Giovanni Pistoia, Ci lasci uscire, bella signora! Youcanprint, ottobre 2014 Formato PDF, Euro: 1,49




FORMATO eBOOK

Giovanni Pistoia
Ci lasci uscire, bella signora!
Youcanprint, ottobre 2014
Formato PDF, Euro: 1,49

Si segnalano alcune Librerie online  che distribuiscono l’eBook:















FORMATO CARTACEO

Giovanni Pistoia
Ci lasci uscire, bella signora!
Youcanprint, ottobre 2014
Formato cartaceo: euro12.00







GRAZIE PER L’ATTENZIONE

giovedì 11 settembre 2014

Fausta Genziana Le Piane, Ostaggio della vallata, Edizioni Tracce 2014

Fausta Genziana Le Piane, Ostaggio della vallata, Edizioni Tracce 2014



E tornerà la parola a rinverdire la vallata
di Giovanni Pistoia


Bambini giocano sulla spiaggia. Hanno tra le mani biglie colorate. In piccoli solchi costruiti sulla sabbia rotolano e vanno verso il mare. Ed entrano in un castello da favola, arrivano fino alla stanza del re e regaleranno la collana delle meraviglie alla regina. Le biglie sono le parole che sgusciano tra le dita di Fausta, e ne tessono sogni e ne raccontano emozioni. Il fantastico e il reale s’intrecciano, la vita e i suoi colori si abbarbicano e chiedono un abbraccio, un senso, una meta; chiedono di essere rivelati, e chi meglio di una buona poesia sa dare loro ansia e palpiti, sorrisi e nostalgia.

“Torneranno le parole” è la poesia con la quale Fausta Genziana Le Piane chiude la raccolta, intensa e problematica, dal titolo suggestivo “Ostaggio della vallata” (Edizioni Tracce, marzo 2014).

Torneranno le parole.
E saranno come biglie colorate
spinte
dalle agili dita
di bambini concentrati
sul gioco dell’estate.
Rotoleranno impazzite
frettolose alla meta
nel solco sinuoso della sabbia
che porta all’entrata di un
castello sognato.
Entreranno trionfanti
fino alla stanza del re
e regaleranno una collana
scintillante alla regina.

Le parole non sono mai andate via dalle mani fruttuose di Fausta. Chi conosce i suoi testi sa con quanto amore, intelligenza, conoscenza e sincerità lei scrive, consegnando alla carta stampata, stati d’animo, impressioni e riflessioni, perché rendano partecipe il lettore della linfa che scorre nel suo corpo, fatto di sangue, carne, anima. E di profumi che non conoscono aggettivi. E le parole non sono andate via neanche e soprattutto in questa raccolta, che non va letta ma sorseggiate, distillata, analizzata, fatta propria.

Una raccolta di poesie non può essere raccontata, commentata, recensita -una raccolta è già di per sé un racconto- anche se, me ne rendo conto, le note critiche contribuiscono a rendere più chiare le istanze formali e sostanziali di un poeta. La fortuna di chi non è un critico letterario, né di professione né per passione, è quella di non dover soggiacere a una rigorosa metodologia nell’approcciarsi a scrivere qualcosa. Ecco perché mi permetto, quando mi capita, di stendere sulle parti bianche del libro, o su un foglietto a parte, qualche annotazione mia, tutta mia, a registrare, in un certo senso, quello che quei versi mi hanno lasciato nella mente e nel cuore. Per questo motivo non leggo, in prima istanza, la prefazione, non desidero essere condizionato da nessuno. Voglio essere solo io e i versi, il dialogo, se s’instaura, deve essere non condizionato, senza alcun’altra presenza. Se quei versi mi parlano, parlano anche di me, se mi fanno riflettere, se mi accarezzano il cuore, vuol dire che è scoppiato un amore, una forte amicizia, una intesa con quelle poesie, poesie che, ora, graffiano la vita, ne scorticano gli arcani, ne cercano un senso, il limite, il finito e l’infinito. Certo, poi, leggo, e anche con interesse, l’eventuale nota critica presente, ma ormai non può più condizionarmi, può solo confermarmi o meno alcune valutazioni, aprire nuove strade di lettura. È accaduto anche con “Ostaggio della vallata”, che mi ha rapito, mi ha portato lontano e, nello stesso tempo, mi ha parlato delle cose minute che, comunque, riempiono le nostre giornate.

Sono stato soprattutto “ostaggio” della ricerca di Fausta, della parola giusta, raffinata, sobria, per esprimere un concetto, un contenuto. Non, quindi, una fuga nel contenuto a scapito della forma e del linguaggio, né il contrario, una ricerca stilistica vuota. Ho come l’impressione che Fausta non si accontenti mai della parola che usa. Mi viene in mente un verso, molto bello, di Domenico Brancale nella raccolta “L’ossario del sole” (Passigli, 2007): “Non sarò mai al sicuro dentro la parola”. Mi pare, e non so se sbaglio, che Fausta non si senta mai sicura della parola che usa, del verso che detta, ma cerca dentro la parola e il verso tutta se stessa. E questa ansia stilistica, ma che non è solo stilistica, coinvolge il lettore. C’è dentro questa fatica non solo la sua visione poetica ma anche, suppongo, la sua passione di traduttrice.

Non ho potuto, ovviamente, non tuffarmi, sia pure in un secondo momento, nelle note critiche che accompagnano il volume. Plinio Perilli firma la prefazione e la postfazione. Ma non solo: a piè pagine di ogni poesia vi è un suo commento, una riflessione, una suggestione, una interpretazione. È come se Perilli, con la sua capacità di critico sottile e di poeta, afferrasse per mano Fausta e il lettore e li accompagnasse in questo giardino poetico, dove le spine non mancano e Fausta, con le sue dita delicate e comunque abituate alla corteccia rude delle querce, tenta di spuntarle. A volte restano, in bella vista, le rose, altre volte, le spine hanno il sopravvento, e quando pungono ne avverti il dolore. Un po’ come la vita: profuma, ma quanta sofferenza lascia sul campo, quante ferite nella vallata che vuole solo rinverdire.

Settembre 2014

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