lunedì 6 ottobre 2014
giovedì 11 settembre 2014
Fausta Genziana Le Piane, Ostaggio della vallata, Edizioni Tracce 2014
Fausta Genziana Le Piane, Ostaggio della
vallata, Edizioni Tracce 2014
E
tornerà la parola a rinverdire la vallata
di Giovanni Pistoia
Bambini giocano sulla spiaggia. Hanno
tra le mani biglie colorate. In piccoli solchi costruiti sulla sabbia rotolano e
vanno verso il mare. Ed entrano in un castello da favola, arrivano fino alla
stanza del re e regaleranno la collana delle meraviglie alla regina. Le biglie
sono le parole che sgusciano tra le dita di Fausta, e ne tessono sogni e ne
raccontano emozioni. Il fantastico e il reale s’intrecciano, la vita e i suoi
colori si abbarbicano e chiedono un abbraccio, un senso, una meta; chiedono di
essere rivelati, e chi meglio di una buona poesia sa dare loro ansia e palpiti,
sorrisi e nostalgia.
“Torneranno le parole” è la poesia con
la quale Fausta Genziana Le Piane chiude la raccolta, intensa e problematica,
dal titolo suggestivo “Ostaggio della vallata” (Edizioni Tracce, marzo 2014).
Torneranno le parole.
E saranno come biglie colorate
spinte
dalle agili dita
di bambini concentrati
sul gioco dell’estate.
Rotoleranno impazzite
frettolose alla meta
nel solco sinuoso della sabbia
che porta all’entrata di un
castello sognato.
Entreranno trionfanti
fino alla stanza del re
e regaleranno una collana
scintillante alla regina.
Le parole non sono mai andate via dalle
mani fruttuose di Fausta. Chi conosce i suoi testi sa con quanto amore,
intelligenza, conoscenza e sincerità lei scrive, consegnando alla carta
stampata, stati d’animo, impressioni e riflessioni, perché rendano partecipe il
lettore della linfa che scorre nel suo corpo, fatto di sangue, carne, anima. E
di profumi che non conoscono aggettivi. E le parole non sono andate via neanche
e soprattutto in questa raccolta, che non va letta ma sorseggiate, distillata,
analizzata, fatta propria.
Una raccolta di poesie non può essere
raccontata, commentata, recensita -una raccolta è già di per sé un racconto-
anche se, me ne rendo conto, le note critiche contribuiscono a rendere più
chiare le istanze formali e sostanziali di un poeta. La fortuna di chi non è un
critico letterario, né di professione né per passione, è quella di non dover
soggiacere a una rigorosa metodologia nell’approcciarsi a scrivere qualcosa.
Ecco perché mi permetto, quando mi capita, di stendere sulle parti bianche del
libro, o su un foglietto a parte, qualche annotazione mia, tutta mia, a
registrare, in un certo senso, quello che quei versi mi hanno lasciato nella
mente e nel cuore. Per questo motivo non leggo, in prima istanza, la
prefazione, non desidero essere condizionato da nessuno. Voglio essere solo io
e i versi, il dialogo, se s’instaura, deve essere non condizionato, senza alcun’altra
presenza. Se quei versi mi parlano, parlano anche di me, se mi fanno
riflettere, se mi accarezzano il cuore, vuol dire che è scoppiato un amore, una
forte amicizia, una intesa con quelle poesie, poesie che, ora, graffiano la
vita, ne scorticano gli arcani, ne cercano un senso, il limite, il finito e
l’infinito. Certo, poi, leggo, e anche con interesse, l’eventuale nota critica
presente, ma ormai non può più condizionarmi, può solo confermarmi o meno
alcune valutazioni, aprire nuove strade di lettura. È accaduto anche con
“Ostaggio della vallata”, che mi ha rapito, mi ha portato lontano e, nello
stesso tempo, mi ha parlato delle cose minute che, comunque, riempiono le
nostre giornate.
Sono stato soprattutto “ostaggio” della
ricerca di Fausta, della parola giusta, raffinata, sobria, per esprimere un
concetto, un contenuto. Non, quindi, una fuga nel contenuto a scapito della
forma e del linguaggio, né il contrario, una ricerca stilistica vuota. Ho come
l’impressione che Fausta non si accontenti mai della parola che usa. Mi viene
in mente un verso, molto bello, di Domenico Brancale nella raccolta “L’ossario
del sole” (Passigli, 2007): “Non sarò mai al sicuro dentro la parola”. Mi pare,
e non so se sbaglio, che Fausta non si senta mai sicura della parola che usa,
del verso che detta, ma cerca dentro
la parola e il verso tutta se stessa. E questa ansia stilistica, ma che non è
solo stilistica, coinvolge il lettore. C’è dentro questa fatica non solo la sua
visione poetica ma anche, suppongo, la sua passione di traduttrice.
Non ho potuto, ovviamente, non tuffarmi,
sia pure in un secondo momento, nelle note critiche che accompagnano il volume.
Plinio Perilli firma la prefazione e la postfazione. Ma non solo: a piè pagine
di ogni poesia vi è un suo commento, una riflessione, una suggestione, una
interpretazione. È come se Perilli, con la sua capacità di critico sottile e di
poeta, afferrasse per mano Fausta e il lettore e li accompagnasse in questo
giardino poetico, dove le spine non mancano e Fausta, con le sue dita delicate
e comunque abituate alla corteccia rude delle querce, tenta di spuntarle. A
volte restano, in bella vista, le rose, altre volte, le spine hanno il
sopravvento, e quando pungono ne avverti il dolore. Un po’ come la vita:
profuma, ma quanta sofferenza lascia sul campo, quante ferite nella vallata che
vuole solo rinverdire.
Settembre 2014
Il testo appare in:
sabato 30 agosto 2014
La mia Pagina su facebook. Un invito a visitarla. Grazie
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mercoledì 27 agosto 2014
La narrativa di Maffia in un saggio di Marco Onofrio di Giovanni Pistoia
La
narrativa di Maffia in un saggio di Marco Onofrio
di Giovanni Pistoia
Salto i preamboli, non servono. Bel
lavoro questo di Onofrio su Maffia. (Marco Onofrio, Come dentro un sogno. La narrativa di Dante Maffia tra realtà e
surrealismo mediterraneo, Città del Sole, Reggio Calabria, aprile 2014).
Saggio raffinato, acuto, documentato, elegante
e avvincente nello stile e nello sviluppo della narrazione. Saggio appassionato
ma di una passione controllata,
tenuta a freno da Onofrio, critico chiaro e rigoroso. È evidente nelle pagine
la stima per Dante Maffia ma non troverete, nel racconto letterario ed esistenziale di Onofrio per l’amico, nessun
afflato celebrativo, alcuna enfasi. Onofrio sviluppa i suoi ragionamenti
svelando la narrativa, vasta e complessa, dello scrittore calabrese, ma da anni
cittadino romano. Non posso parlare di Onofrio e di come il critico racconta Maffia, sarebbe operazione
miope e presuntuosa: il libro va letto, dalla prima all’ultima pagina. Se ne
ricaverà un ritratto lineare ed efficace della narrativa di Maffia, una
conferma della maturità del critico. Operazione, quella compiuta, non facile,
perché gli scritti di Maffia non solo non sono pochi, ma non sono testi
leggeri. Tutt’altro: sono complessi, articolati, scavi negli abissi dell’uomo e
della società.
Carmine Chiodo, che firma una breve interessante
nota, scrive: «Occuparsi degli scritti di Dante Maffia non è facile, l’ho
potuto constatare con alcuni studenti di Tor Vergata ai quali ho assegnato
varie tesi di laurea. Maffia è un vulcano in eruzione, un incessante fluire di
sorprese che si muovono in direzione della poesia, della saggistica, della
narrativa e perfino del teatro, e quindi è necessario scegliere un campo
specifico per indagare gli esiti, per goderne le pagine senza lasciarsi
prendere dall’irruenza». Un suggerimento metodologico al quale si attiene
scrupolosamente Onofrio, che non si lascia assorbire dalle sirene di ogni altra
produzione letteraria di Maffia, a cominciare da quella poetica, anche se non
mancano le incursione nella sua poetica, indispensabile per meglio comprendere
lo scrittore.
Le affermazioni di Chiodo mi richiamano
una conversazione con il caro Rocco Paternostro, a Roseto Capo Spulico, in occasione
della preparazione di un convegno di studi proprio sull’opera di Maffia.
Paternostro pensava di preparare il suo interevento su Maffia saggista (cosa che poi ha realmente fatto, e spero che
presto possa essere pubblicato quel suo contributo con il quale si è dato
inizio a quelle giornate). Mi diceva che l’attenzione, meritata, del Maffia
poeta oscura, in parte, la sua attività di narratore e saggista. «Nello studiare
la saggistica di Dante, mi sono ritrovato con casse di scritti: saggi brevi e
lunghi, recensioni, note critiche, commenti, presentazioni di libri,
postfazioni, una marea di documenti che potrebbero essere utilissimi se
raccolti per meglio comprendere non solo il pensiero dell’autore, ma la stessa
letteratura nazionale e mondiale».
Non è un autore facile Maffia. Non
devono trarre in inganno la sua scrittura leggera, la magia della parola che
usa e manipola a suo piacimento, l’arguzia e l’ironia sugli eventi che narra,
le zampate dissacratorie, i giochi linguistici, le ardite provocazioni, le
suggestioni accattivanti. Potrebbe apparire la sua scrittura, proprio perché è
bravissimo nell’uso del vocabolario e delle metafore vellutate e fantasiose, un
giardino fiorito, dove tutto è bello e profumato, ma non è così; è un giardino
pieno di spine con un manto erboso in fermento e invisibile. La scrittura di
Maffia è tanto lieve quanto profonda. Una lettura superficiale, frettolosa non
si addice alla problematica delle sue pagine, ai temi che affronta. Sarebbe
come guardare la luna senza ascoltarne il canto, osservare le onde senza
pensare agli abissi marini, lavarsi la faccia senza pensare all’energia
dell’acqua. Quella di Maffia «occorre sottolinearlo, è produzione artistica
dotta, erudita, nella quale confluiscono, rielaborate con voce propria e
originale e in cui un posto centrale lo gioca il ricorso alla fantasia,
centinaia e centinaia di letture che fanno di lui un intellettuale ascrivile a
ragione alla Weltliteratur. A quella Weltliteratur sognata e agognata e nella
quale hanno creduto e per cui hanno combattuto, per fare solo alcuni nomi,
studiosi quale Auerbach ed il nostro Arturo Farinelli». (Rocco Paternostro, Ironica dissacrazione atomismo narrativo in
San Bettino Craxi e altri racconti di Dante Maffia, il testo è apparso sul
mio blog L’albero delle mele d’oro il
26 maggio 2012).
La portata della scrittura di Maffia è
ben nota a Onofrio, che dedica alcune pagine istruttive all’argomento: «… una
scrittura concreta, robusta, multisensoriale, pregna di umori e di lampi, che
segue come sismografo la curva oscillante dei pensieri per esplorare lo spazio
interiore del mondo, dove batte un cuore dentro noi, raccogliendo le parole del
silenzio. La scrittura visibile tende così a farsi traccia in filigrana delle
scritture invisibili che ci attraversano: auscultazione attenta e riemersione
occulta di ciò che non si tocca e non si afferra». E ancora: «La naturalezza
organica della sua scrittura ricompone in superiore unità i corni opposti di
natura e cultura: è cultura naturalizzata al fuoco della vita, per
consapevolezza delle proprie radici e superamento degli esiti acquisiti.
L’apparente spontaneità nasce dall’assimilazione profonda di una cultura che si
è fatta istinto, abito percettivo, approccio di pensiero, modo di guardare alle
cose». Tutto ciò è frutto del suo talento ma è anche il risultato dei
tantissimi libri letti. Maffia è, secondo Onofrio, un bibliomante. «L’amore e l’ossessione per i libri ha addirittura
risvolti erotici, di conquista e dominio fisico …». Maffia ha, a suggello delle
cose detto da Onofrio, un vero e proprio rapporto … libridinoso … con libri!
Nonostante le difficoltà, Onofrio
analizza con pazienza certosina le opere di narrative, i caratteri dei
personaggi, lo stile, i contenuti. Un’altalena di fatti reali o surreali, crudi
o teneri, tenui o duri come sassi, insomma la vita, perché Maffia è assetato di
vita e di immortalità, e l’immortalità è solo nel presente, quello che viene
dopo è solo morte. E Maffia «cerca la vita attraverso la letteratura: la vita
ricomposta e manifestata nell’infinito ventaglio dei suoi sensi. La vita nella
letteratura e, quindi, la vita della letteratura (cioè, necessariamente, la
letteratura della vita)», come ben sintetizza Onofrio.
Vi sono tanti pseudo critici, recensori,
commentatori che scrivono per sentito dire, scopiazzandosi a vicenda, oppure
dopo letture distratte e parziali, senza, quindi, uno studio dell’autore e
dell’opera che si vuole recensire. Una mortificazione non solo per la
letteratura ma per l’intelligenza. Fenomeno ancora più triste perché praticato
da uomini di cultura. Certo, ci vuole
tanta fatica e tanto tempo per fare le cose sul serio. L’impegno di Onofrio lo
dimostra. Un giovane critico che si è nutrito di pagine e pagine dello
scrittore calabrese, che con rigore scientifico elabora le tue tesi, avanza le
sue analisi. Si può essere d’accordo o no sulle conclusioni ma il suo lavoro,
del resto come gli altri che portano la sua firma, fa onore a chi crede ancora
nel valore della critica letteraria, a chi doverosamente vuole svolgere con
serietà il proprio compito. E non è cosa da poco in un tempo di pressapochismo,
di visibilità a buon mercato, di degrado culturale ancora prima che morale.
giovedì 21 agosto 2014
Giovanni Pistoia, Se solo potesse dar voce, poesie, Youcanprinti 13 agosto 2014 - eBook
Giovanni Pistoia
SE
SOLO POTESSE DAR VOCE
poesie
Youcanprint, 13 agosto 2014
eBook – formato PDF
Alcuni degli store che
distribuiscono l’eBook:
venerdì 15 agosto 2014
venerdì 8 agosto 2014
mercoledì 6 agosto 2014
CAPUANA e la letteratura per l'infanzia di Giovanni Pistoia
Il breve studio dal titolo “CAPUANA e la
letteratura per l’infanzia” è distribuito in EBOOK. È presente nelle Librerie
ebook italiane, nelle Librerie ebook internazionali, e in altre on-line. Lo
scritto vuole essere anche un piccolo omaggio agli studiosi Carmine De Luca e
Rocco Paternostro.
Anno: 2014
Isbn:
9788891147608
Alcuni degli store che
distribuiscono l’ebook:
Giovanni Pistoia
CAPUANA
e la letteratura per l’infanzia
Youcanprint, luglio 2014
Un breve studio su Luigi Capuana che, in
un arco di tempo di trentatré anni, mai smise di interessarsi di letteratura
per l’infanzia. Un ritratto, sia pure accennato, dello scrittore siciliano, che
andrebbe riproposto con forza per la qualità del lavoro e per la finezza
espressiva. Lo scritto vuole anche essere un piccolo omaggio a Carmine De Luca
e Rocco Paternostro, studiosi ampiamente citati nel saggio.
Il
testo è anche in cartaceo, lo si può trovare, tra gli altri, su:
mercoledì 30 luglio 2014
IL PREMIO DI POESIA TERRE LONTANE
L’Associazione Antonio Diodati – La Perla del Sud
in collaborazione con
La libera Associazione Premio Letterario Terre Lontane
La Mongolfiera Editrice Alternativa
BANDISCE
IL PREMIO DI
POESIA TERRE LONTANE
Regolamento:
Il
premio è aperto a tutti gli autori maggiorenni italiani e stranieri;
Ogni
autore deve inviare una sola poesia a tema libero, senza limite di lunghezza.
Sono ammesse anche poesie in lingua straniera o in vernacolo, purché
accompagnate dalla traduzione;
Le
poesie dovranno essere inviate, come allegato o incollate nel corpo della mail,
al seguente indirizzo di posta elettronica:
entro il 30 settembre 2014
Nell'oggetto
della mail dovrà essere indicata la seguente dicitura:
“Partecipazione
al Premio Letterario Terre Lontane”;
Con
l'invio della mail e la partecipazione al premio, gli autori certificano la
paternità e la piena disponibilità di tutti i diritti sulla poesia inviata,
liberando gli organizzatori del premio da ogni responsabilità, e autorizzano
gli organizzatori all’utilizzo e alla diffusione, con qualsiasi mezzo, della
stessa;
Nel
corpo della mail, gli autori dovranno riportare la seguente dicitura:
“Autorizzo
l'uso dei miei dati personali ai sensi dell'art. 13 del D. L. 196/2003”;
La
poesia inviata dovrà essere accompagnata da una breve nota bio-bibliografica,
nella quale, oltre le generalità dell'autore, sarà indicato anche il recapito
postale, ed eventuale numero di telefono e indirizzo di posta elettronica;
Tra
tutte le poesie pervenute, saranno scelte tre poesie vincitrici, che saranno
premiate nel corso di una manifestazione pubblica, da tenersi in luogo e data
da destinarsi;
La
giuria e l’organizzazione si riservano il diritto di non assegnare i premi o di
interrompere le fasi del concorso in ogni momento;
Qualora
la giuria e l’organizzazione ritengano che il materiale pervenuto sia
sufficiente e qualitativamente valido, potrà essere pubblicata in antologia una
selezione delle poesie pervenute;
I
primi 3 classificati, riceveranno un’opera grafica dell’artista Daphne Xyris
Marasca.
La
giuria ha la facoltà di assegnare altri premi e segnalazioni;
L’operato
della giuria e dell’organizzazione sono insindacabili;
La
giuria, presieduta da Dante Maffia, è composta da: Antonella Antonelli,
Francesco Aronne, Griselda Doka, Gianni Mazzei, Massimo Pacetti, Francesco
Perri, Giovanni Pistoia, Francesco Tarantino;
Non
è prevista quota di partecipazione;
I
premiati potranno delegare persona di loro fiducia per il ritiro del premio.
Giulia
Bruni
Presidente
dell’Associazione Antonio Diodati
La
Perla del Sud
Associazione
Antonio Diodati – La perla del Sud
Corso
Margherita, Terranova da Sibari (CS)
Pagina
Facebook :
www.facebook.com/pages/Associazione-Antonio-Diodati-La-Perla-Del-Sud/535977426486401?fref=ts
lunedì 14 luglio 2014
SALERNO/ COSIMO BUDETTA - ADRIANO PAOLELLI
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