giovedì 11 settembre 2014

Fausta Genziana Le Piane, Ostaggio della vallata, Edizioni Tracce 2014

Fausta Genziana Le Piane, Ostaggio della vallata, Edizioni Tracce 2014



E tornerà la parola a rinverdire la vallata
di Giovanni Pistoia


Bambini giocano sulla spiaggia. Hanno tra le mani biglie colorate. In piccoli solchi costruiti sulla sabbia rotolano e vanno verso il mare. Ed entrano in un castello da favola, arrivano fino alla stanza del re e regaleranno la collana delle meraviglie alla regina. Le biglie sono le parole che sgusciano tra le dita di Fausta, e ne tessono sogni e ne raccontano emozioni. Il fantastico e il reale s’intrecciano, la vita e i suoi colori si abbarbicano e chiedono un abbraccio, un senso, una meta; chiedono di essere rivelati, e chi meglio di una buona poesia sa dare loro ansia e palpiti, sorrisi e nostalgia.

“Torneranno le parole” è la poesia con la quale Fausta Genziana Le Piane chiude la raccolta, intensa e problematica, dal titolo suggestivo “Ostaggio della vallata” (Edizioni Tracce, marzo 2014).

Torneranno le parole.
E saranno come biglie colorate
spinte
dalle agili dita
di bambini concentrati
sul gioco dell’estate.
Rotoleranno impazzite
frettolose alla meta
nel solco sinuoso della sabbia
che porta all’entrata di un
castello sognato.
Entreranno trionfanti
fino alla stanza del re
e regaleranno una collana
scintillante alla regina.

Le parole non sono mai andate via dalle mani fruttuose di Fausta. Chi conosce i suoi testi sa con quanto amore, intelligenza, conoscenza e sincerità lei scrive, consegnando alla carta stampata, stati d’animo, impressioni e riflessioni, perché rendano partecipe il lettore della linfa che scorre nel suo corpo, fatto di sangue, carne, anima. E di profumi che non conoscono aggettivi. E le parole non sono andate via neanche e soprattutto in questa raccolta, che non va letta ma sorseggiate, distillata, analizzata, fatta propria.

Una raccolta di poesie non può essere raccontata, commentata, recensita -una raccolta è già di per sé un racconto- anche se, me ne rendo conto, le note critiche contribuiscono a rendere più chiare le istanze formali e sostanziali di un poeta. La fortuna di chi non è un critico letterario, né di professione né per passione, è quella di non dover soggiacere a una rigorosa metodologia nell’approcciarsi a scrivere qualcosa. Ecco perché mi permetto, quando mi capita, di stendere sulle parti bianche del libro, o su un foglietto a parte, qualche annotazione mia, tutta mia, a registrare, in un certo senso, quello che quei versi mi hanno lasciato nella mente e nel cuore. Per questo motivo non leggo, in prima istanza, la prefazione, non desidero essere condizionato da nessuno. Voglio essere solo io e i versi, il dialogo, se s’instaura, deve essere non condizionato, senza alcun’altra presenza. Se quei versi mi parlano, parlano anche di me, se mi fanno riflettere, se mi accarezzano il cuore, vuol dire che è scoppiato un amore, una forte amicizia, una intesa con quelle poesie, poesie che, ora, graffiano la vita, ne scorticano gli arcani, ne cercano un senso, il limite, il finito e l’infinito. Certo, poi, leggo, e anche con interesse, l’eventuale nota critica presente, ma ormai non può più condizionarmi, può solo confermarmi o meno alcune valutazioni, aprire nuove strade di lettura. È accaduto anche con “Ostaggio della vallata”, che mi ha rapito, mi ha portato lontano e, nello stesso tempo, mi ha parlato delle cose minute che, comunque, riempiono le nostre giornate.

Sono stato soprattutto “ostaggio” della ricerca di Fausta, della parola giusta, raffinata, sobria, per esprimere un concetto, un contenuto. Non, quindi, una fuga nel contenuto a scapito della forma e del linguaggio, né il contrario, una ricerca stilistica vuota. Ho come l’impressione che Fausta non si accontenti mai della parola che usa. Mi viene in mente un verso, molto bello, di Domenico Brancale nella raccolta “L’ossario del sole” (Passigli, 2007): “Non sarò mai al sicuro dentro la parola”. Mi pare, e non so se sbaglio, che Fausta non si senta mai sicura della parola che usa, del verso che detta, ma cerca dentro la parola e il verso tutta se stessa. E questa ansia stilistica, ma che non è solo stilistica, coinvolge il lettore. C’è dentro questa fatica non solo la sua visione poetica ma anche, suppongo, la sua passione di traduttrice.

Non ho potuto, ovviamente, non tuffarmi, sia pure in un secondo momento, nelle note critiche che accompagnano il volume. Plinio Perilli firma la prefazione e la postfazione. Ma non solo: a piè pagine di ogni poesia vi è un suo commento, una riflessione, una suggestione, una interpretazione. È come se Perilli, con la sua capacità di critico sottile e di poeta, afferrasse per mano Fausta e il lettore e li accompagnasse in questo giardino poetico, dove le spine non mancano e Fausta, con le sue dita delicate e comunque abituate alla corteccia rude delle querce, tenta di spuntarle. A volte restano, in bella vista, le rose, altre volte, le spine hanno il sopravvento, e quando pungono ne avverti il dolore. Un po’ come la vita: profuma, ma quanta sofferenza lascia sul campo, quante ferite nella vallata che vuole solo rinverdire.

Settembre 2014

Il testo appare in:


mercoledì 27 agosto 2014

La narrativa di Maffia in un saggio di Marco Onofrio di Giovanni Pistoia




La narrativa di Maffia in un saggio di Marco Onofrio
di Giovanni Pistoia


Salto i preamboli, non servono. Bel lavoro questo di Onofrio su Maffia. (Marco Onofrio, Come dentro un sogno. La narrativa di Dante Maffia tra realtà e surrealismo mediterraneo, Città del Sole, Reggio Calabria, aprile 2014).

Saggio raffinato, acuto, documentato, elegante e avvincente nello stile e nello sviluppo della narrazione. Saggio appassionato ma di una passione controllata, tenuta a freno da Onofrio, critico chiaro e rigoroso. È evidente nelle pagine la stima per Dante Maffia ma non troverete, nel racconto letterario ed esistenziale di Onofrio per l’amico, nessun afflato celebrativo, alcuna enfasi. Onofrio sviluppa i suoi ragionamenti svelando la narrativa, vasta e complessa, dello scrittore calabrese, ma da anni cittadino romano. Non posso parlare di Onofrio e di come il critico racconta Maffia, sarebbe operazione miope e presuntuosa: il libro va letto, dalla prima all’ultima pagina. Se ne ricaverà un ritratto lineare ed efficace della narrativa di Maffia, una conferma della maturità del critico. Operazione, quella compiuta, non facile, perché gli scritti di Maffia non solo non sono pochi, ma non sono testi leggeri. Tutt’altro: sono complessi, articolati, scavi negli abissi dell’uomo e della società.

Carmine Chiodo, che firma una breve interessante nota, scrive: «Occuparsi degli scritti di Dante Maffia non è facile, l’ho potuto constatare con alcuni studenti di Tor Vergata ai quali ho assegnato varie tesi di laurea. Maffia è un vulcano in eruzione, un incessante fluire di sorprese che si muovono in direzione della poesia, della saggistica, della narrativa e perfino del teatro, e quindi è necessario scegliere un campo specifico per indagare gli esiti, per goderne le pagine senza lasciarsi prendere dall’irruenza». Un suggerimento metodologico al quale si attiene scrupolosamente Onofrio, che non si lascia assorbire dalle sirene di ogni altra produzione letteraria di Maffia, a cominciare da quella poetica, anche se non mancano le incursione nella sua poetica, indispensabile per meglio comprendere lo scrittore.

Le affermazioni di Chiodo mi richiamano una conversazione con il caro Rocco Paternostro, a Roseto Capo Spulico, in occasione della preparazione di un convegno di studi proprio sull’opera di Maffia. Paternostro pensava di preparare il suo interevento su Maffia saggista (cosa che poi ha realmente fatto, e spero che presto possa essere pubblicato quel suo contributo con il quale si è dato inizio a quelle giornate). Mi diceva che l’attenzione, meritata, del Maffia poeta oscura, in parte, la sua attività di narratore e saggista. «Nello studiare la saggistica di Dante, mi sono ritrovato con casse di scritti: saggi brevi e lunghi, recensioni, note critiche, commenti, presentazioni di libri, postfazioni, una marea di documenti che potrebbero essere utilissimi se raccolti per meglio comprendere non solo il pensiero dell’autore, ma la stessa letteratura nazionale e mondiale».

Non è un autore facile Maffia. Non devono trarre in inganno la sua scrittura leggera, la magia della parola che usa e manipola a suo piacimento, l’arguzia e l’ironia sugli eventi che narra, le zampate dissacratorie, i giochi linguistici, le ardite provocazioni, le suggestioni accattivanti. Potrebbe apparire la sua scrittura, proprio perché è bravissimo nell’uso del vocabolario e delle metafore vellutate e fantasiose, un giardino fiorito, dove tutto è bello e profumato, ma non è così; è un giardino pieno di spine con un manto erboso in fermento e invisibile. La scrittura di Maffia è tanto lieve quanto profonda. Una lettura superficiale, frettolosa non si addice alla problematica delle sue pagine, ai temi che affronta. Sarebbe come guardare la luna senza ascoltarne il canto, osservare le onde senza pensare agli abissi marini, lavarsi la faccia senza pensare all’energia dell’acqua. Quella di Maffia «occorre sottolinearlo, è produzione artistica dotta, erudita, nella quale confluiscono, rielaborate con voce propria e originale e in cui un posto centrale lo gioca il ricorso alla fantasia, centinaia e centinaia di letture che fanno di lui un intellettuale ascrivile a ragione alla Weltliteratur. A quella Weltliteratur sognata e agognata e nella quale hanno creduto e per cui hanno combattuto, per fare solo alcuni nomi, studiosi quale Auerbach ed il nostro Arturo Farinelli». (Rocco Paternostro, Ironica dissacrazione atomismo narrativo in San Bettino Craxi e altri racconti di Dante Maffia, il testo è apparso sul mio blog L’albero delle mele d’oro il 26 maggio 2012).

La portata della scrittura di Maffia è ben nota a Onofrio, che dedica alcune pagine istruttive all’argomento: «… una scrittura concreta, robusta, multisensoriale, pregna di umori e di lampi, che segue come sismografo la curva oscillante dei pensieri per esplorare lo spazio interiore del mondo, dove batte un cuore dentro noi, raccogliendo le parole del silenzio. La scrittura visibile tende così a farsi traccia in filigrana delle scritture invisibili che ci attraversano: auscultazione attenta e riemersione occulta di ciò che non si tocca e non si afferra». E ancora: «La naturalezza organica della sua scrittura ricompone in superiore unità i corni opposti di natura e cultura: è cultura naturalizzata al fuoco della vita, per consapevolezza delle proprie radici e superamento degli esiti acquisiti. L’apparente spontaneità nasce dall’assimilazione profonda di una cultura che si è fatta istinto, abito percettivo, approccio di pensiero, modo di guardare alle cose». Tutto ciò è frutto del suo talento ma è anche il risultato dei tantissimi libri letti. Maffia è, secondo Onofrio, un bibliomante. «L’amore e l’ossessione per i libri ha addirittura risvolti erotici, di conquista e dominio fisico …». Maffia ha, a suggello delle cose detto da Onofrio, un vero e proprio rapporto … libridinoso … con libri!

Nonostante le difficoltà, Onofrio analizza con pazienza certosina le opere di narrative, i caratteri dei personaggi, lo stile, i contenuti. Un’altalena di fatti reali o surreali, crudi o teneri, tenui o duri come sassi, insomma la vita, perché Maffia è assetato di vita e di immortalità, e l’immortalità è solo nel presente, quello che viene dopo è solo morte. E Maffia «cerca la vita attraverso la letteratura: la vita ricomposta e manifestata nell’infinito ventaglio dei suoi sensi. La vita nella letteratura e, quindi, la vita della letteratura (cioè, necessariamente, la letteratura della vita)», come ben sintetizza Onofrio.


Vi sono tanti pseudo critici, recensori, commentatori che scrivono per sentito dire, scopiazzandosi a vicenda, oppure dopo letture distratte e parziali, senza, quindi, uno studio dell’autore e dell’opera che si vuole recensire. Una mortificazione non solo per la letteratura ma per l’intelligenza. Fenomeno ancora più triste perché praticato da uomini di cultura. Certo, ci vuole tanta fatica e tanto tempo per fare le cose sul serio. L’impegno di Onofrio lo dimostra. Un giovane critico che si è nutrito di pagine e pagine dello scrittore calabrese, che con rigore scientifico elabora le tue tesi, avanza le sue analisi. Si può essere d’accordo o no sulle conclusioni ma il suo lavoro, del resto come gli altri che portano la sua firma, fa onore a chi crede ancora nel valore della critica letteraria, a chi doverosamente vuole svolgere con serietà il proprio compito. E non è cosa da poco in un tempo di pressapochismo, di visibilità a buon mercato, di degrado culturale ancora prima che morale.

mercoledì 6 agosto 2014

CAPUANA e la letteratura per l'infanzia di Giovanni Pistoia





Il breve studio dal titolo “CAPUANA e la letteratura per l’infanzia” è distribuito in EBOOK. È presente nelle Librerie ebook italiane, nelle Librerie ebook internazionali, e in altre on-line. Lo scritto vuole essere anche un piccolo omaggio agli studiosi Carmine De Luca e Rocco Paternostro.

·         Ebook di Giovanni Pistoia

·         Edizione Youcanprint

Anno: 2014

Isbn:
9788891147608


Alcuni degli store che distribuiscono l’ebook:













Giovanni Pistoia
CAPUANA e la letteratura per l’infanzia
Youcanprint, luglio 2014

Un breve studio su Luigi Capuana che, in un arco di tempo di trentatré anni, mai smise di interessarsi di letteratura per l’infanzia. Un ritratto, sia pure accennato, dello scrittore siciliano, che andrebbe riproposto con forza per la qualità del lavoro e per la finezza espressiva. Lo scritto vuole anche essere un piccolo omaggio a Carmine De Luca e Rocco Paternostro, studiosi ampiamente citati nel saggio.


Il testo è anche in cartaceo, lo si può trovare, tra gli altri, su:






mercoledì 30 luglio 2014

IL PREMIO DI POESIA TERRE LONTANE

L’Associazione Antonio Diodati – La Perla del Sud
in collaborazione con
La libera Associazione Premio Letterario Terre Lontane
La Mongolfiera Editrice Alternativa

BANDISCE

IL PREMIO DI POESIA TERRE LONTANE

Regolamento:

Il premio è aperto a tutti gli autori maggiorenni italiani e stranieri;

Ogni autore deve inviare una sola poesia a tema libero, senza limite di lunghezza. Sono ammesse anche poesie in lingua straniera o in vernacolo, purché accompagnate dalla traduzione;

Le poesie dovranno essere inviate, come allegato o incollate nel corpo della mail, al seguente indirizzo di posta elettronica:


entro il 30 settembre 2014

Nell'oggetto della mail dovrà essere indicata la seguente dicitura:

“Partecipazione al Premio Letterario Terre Lontane”;

Con l'invio della mail e la partecipazione al premio, gli autori certificano la paternità e la piena disponibilità di tutti i diritti sulla poesia inviata, liberando gli organizzatori del premio da ogni responsabilità, e autorizzano gli organizzatori all’utilizzo e alla diffusione, con qualsiasi mezzo, della stessa;

Nel corpo della mail, gli autori dovranno riportare la seguente dicitura:

“Autorizzo l'uso dei miei dati personali ai sensi dell'art. 13 del D. L. 196/2003”;

La poesia inviata dovrà essere accompagnata da una breve nota bio-bibliografica, nella quale, oltre le generalità dell'autore, sarà indicato anche il recapito postale, ed eventuale numero di telefono e indirizzo di posta elettronica;

Tra tutte le poesie pervenute, saranno scelte tre poesie vincitrici, che saranno premiate nel corso di una manifestazione pubblica, da tenersi in luogo e data da destinarsi;
La giuria e l’organizzazione si riservano il diritto di non assegnare i premi o di interrompere le fasi del concorso in ogni momento;

Qualora la giuria e l’organizzazione ritengano che il materiale pervenuto sia sufficiente e qualitativamente valido, potrà essere pubblicata in antologia una selezione delle poesie pervenute;

I primi 3 classificati, riceveranno un’opera grafica dell’artista Daphne Xyris Marasca.

La giuria ha la facoltà di assegnare altri premi e segnalazioni;

L’operato della giuria e dell’organizzazione sono insindacabili;

La giuria, presieduta da Dante Maffia, è composta da: Antonella Antonelli, Francesco Aronne, Griselda Doka, Gianni Mazzei, Massimo Pacetti, Francesco Perri, Giovanni Pistoia, Francesco Tarantino;

Non è prevista quota di partecipazione;

I premiati potranno delegare persona di loro fiducia per il ritiro del premio.

Giulia Bruni
Presidente dell’Associazione Antonio Diodati
La Perla del Sud



Associazione Antonio Diodati – La perla del Sud
Corso Margherita, Terranova da Sibari (CS)
Pagina Facebook : www.facebook.com/pages/Associazione-Antonio-Diodati-La-Perla-Del-Sud/535977426486401?fref=ts


venerdì 4 luglio 2014

CAPUANA e la letteratura per l'infanzia di Giovanni Pistoia



Il breve studio dal titolo “CAPUANA e la letteratura per l’infanzia” è distribuito in EBOOK. È presente nelle Librerie ebook italiane, nelle Librerie ebook internazionali, e in altre on-line. Lo scritto vuole essere anche un piccolo omaggio agli studiosi Carmine De Luca e Rocco Paternostro.

·         Ebook di Giovanni Pistoia

·         Edizione Youcanprint

Anno: 2014

Isbn:
9788891147608

Alcuni degli store che distribuiscono l’ebook: